L’edilizia moderna a Genova

Tra gli anni ’70 e ’80 Genova vede il fulcro della città avere un ribasso di quotazioni veramente catastrofico: la cattiva tenuta del centro storico, e problemi connessi con immigrazione e criminalità fecero calare i prezzi immobiliari: al centro storico si . Negli anni ’90, grazie ad una politica oculata, si assiste al risorgere della città vecchia: i primi investimenti immobiliari furono notati nell’area portuale e mano mano si estesero a tutto il centro storico (volano fu l’Expo del 1992, e i Mondiali di calcio del ’90), dove si assistette al ritorno di famiglie, studenti, professionisti nel centro della città, con ristrutturazioni ingenti, anche di un certo livello: incominciò l’era d’oro delle imprese edili. L’espansione collinare comincia a diradare, ma ha avuto anch’essa il suo ruolo nell’economia della città: l’edilizia residenziale pubblica ha avuto un forte impatto sulla città, sia sociale che economico: la pubblica amministrazione ha stretto un accordo con il consorzio Imprese genovesi edili, per opere di edilizia e soprattutto di urbanizzazione, con lo sfruttamento dei finanziamenti.

Tra gli anni '70 e '80 Genova vede il cuore della città

Genova diventa all’improvviso la Mecca degli operatori del settore: si arriva ad un rapporto di convenienza biunivoca tra le parti, un equilibrio tra gli Organi Pubblici e le imprese edili. Certo si assistette anche ad una certa rilevanza della periferia sulla città, portando a quello svuotamento e degrado di cui si parlava, fino agli anni ’90. Le grandi manifestazioni internazionali, restituirono a Genova i suoi investitori nel cuore della città e le imprese edili, che avevano fino ad allora lavorato con l’edilizia pubblica, cominciarono a lavorare con le ristrutturazioni in pieno centro storico. Un flusso lavorativo che, comunque, non si fermò, solo subì delle trasformazioni. La città era uscita trasformata urbanisticamente, con le nuove zone di espansione verso le colline, con le urbanizzazioni che rendevano uno spazio prima remoto, ora edificabile, e comunque con una produttività che aveva non solo tenuto, ma addirittura con segni di ripresa.

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E nella trasformazione erano certamente implicate anche le altre attività all’edile legate: artigianato manutentivo (falegnami, idraulici, elettricisti, piastrellisti, vetrai etc.), nonché le rivendite di materiali, così come i professionisti della costruzione (architetti, ingegneri, geometri). Di contro, le agenzie immobiliari hanno solo spostato il loro raggio d’azione: dalla zona periferica e collinare, al centro storico, una volta malamente abbandonato e senza valore economico. Affitti e vendita di immobili nel centro storico genovese, presero fin dall’inizio uno sviluppo “verticale”: i palazzi antichi erano ristrutturati dal primo piano che era spesso fittato per abitazione, a salire verso i piani alti, fittati per studi e attività. Il lavoro immobiliare incentivò i servizi, tra cui interventistica manutentiva, traslochi e pulizie, la cui produzione era direttamente proporzionale a quella delle agenzie immobiliari: il settore del terziario dei servizi, non ha subito grandi contraccolpi dalle crisi economiche che si sono succedute nel Paese: l’ultima in ordine di tempo, che ancora perdura con strascichi importanti, ha visto qualche calo produttivo, ma niente di drammatico, proprio perché la politica del passato ha portato i suoi frutti, a volte discutibili dal punto di vista ambientale e urbano, ma ancora efficace da quello economico.

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